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tradimenti

La cliente


di Midi90
10.06.2026    |    2.338    |    0 9.8
"Dimostra una grandissima esperienza e una maestria incredibile, muovendosi con un ritmo che mi mozza il fiato..."
Siamo nell'estate del 2018.

Lavoro come bagnino nella piccola piscina privata di un agriturismo immerso nelle colline delle Marche. La mattina e all'ora di pranzo la vasca si riempie per i corsi di acquagym dedicati alle signore, sia ospiti della struttura che esterne.
Una delle clienti più assidue della stagione è la signora Anna, 49 anni splendidamente portati. Ha lunghi capelli mori e mossi, profondi occhi scuri e un fisico snello e slanciato che si sviluppa su un metro e settanta di altezza. Le sue forme sono armoniose: un seno piccolo e sodo, fianchi leggermente larghi che accentuano la sua femminilità e un bellissimo fondoschiena, rotondo e compatto. Durante l'inverno segue la sua istruttrice in una piscina al chiuso, ma d'estate ama stare all'aperto e frequenta le lezioni da noi. Di carattere sono sempre molto gentile e accomodante con i clienti, un modo di fare che spesso attira simpatie. Con Anna, nel giro di qualche settimana, entriamo in ottima confidenza, tanto da ritrovarci regolarmente a ridere e scherzare a bordo vasca.

Dopo circa un mese dal mio arrivo, a causa di un guasto improvviso all'impianto di filtraggio, siamo costretti a chiudere la piscina per l'intera giornata. La reception provvede subito ad avvisare tutti gli iscritti. Anna, però, ha il telefono completamente scarico; non legge il messaggio e alle 12:30, puntuale come sempre, si presenta in segreteria a parlare con Francesca, la receptionist.Dispiaciuta per il viaggio a vuoto, Anna si volta per tornare alla macchina. Vedendola passare, la saluto. Lei devia subito il percorso, mi viene incontro e iniziamo a chiacchierare
«Senti, ma visto che la piscina è chiusa, devi restare qui fino a sera come al solito?», mi domanda, accennando un sorrisetto intrigante.
«No», rispondo, fingendo un'innocente ingenuità, «però devo sistemare alcune cose e penso di finire tra un'oretta. Come mai?».
«Ah, ok. Se per te non è un problema, vorrei invitarti a pranzo. Giusto per ripagare la tua costante gentilezza», dice, regalandomi un sorriso luminoso.
«Accetto volentieri», replico pronto, «però a questo punto potrei per le 14:00, il tempo di finire e fare una doccia veloce».
«Nessun problema, anzi! Visto che ho tempo, ti preparo qualcosa io direttamente a casa mia», ribatte prontamente.
Esito un istante. La fede nuziale che porta al dito mi ha sempre spinto a frenare le mie fantasie e a non oltrepassare la linea del rispetto. Guardandole l'anulare sinistro, azzardo: «Spero non sia un problema per nessuno...».
«Ma no!», risponde lei, sfiorandosi l'anello con totale disinvoltura. «Ti sto solo invitando a pranzo, non c'è nessun problema. Tanto mangerei da sola: mio marito torna solo tra due settimane per lavoro e mio figlio è in ritiro con la squadra fino a domenica... Vuoi davvero lasciarmi sola?».
Davanti a quella provocazione velata, i miei ultimi dubbi svaniscono. Accetto l'invito con un gran sorriso. Anna mi indica la via di casa sua e si avvia, mentre io torno ai miei compiti con un'energia del tutto nuova, pregustando un pranzo che promette di essere decisamente interessante.

Arrivo sotto casa di Anna con qualche minuto di ritardo e cerco il nome sul citofono.
Schiaccio il pulsante e dopo un attimo la sua voce dolce risponde: «Sì?».
«Sono Gianni», replico prontamente.
«Quarto piano, interno tre», mi dice lei con tono accogliente.
Spingo il portone e salgo le scale fino al quarto piano. Anna mi sta già aspettando dietro la porta: prima ancora che io possa allungare la mano per suonare il campanello, l'uscio si spalanca.
«Prego, accomodati pure», mi dice, accogliendomi con un sorriso sgargiante.
«Di solito non mi presento mai a mani vuote, ma venendo direttamente dal turno in piscina non ho avuto proprio il tempo di fermarmi a prendere qualcosa...» mi giustifico, un po' imbarazzato.
«Tranquillo, qui abbiamo già tutto quello di cui abbiamo bisogno», ribatte lei con un'occhiata d'intesa. Si gira e mi fa strada verso la cucina.
Attraversando il salone, il mio sguardo cade su diverse foto di famiglia appese alle pareti o sistemate sui mobili: immagini di vacanze al mare, compleanni e ricorrenze varie che mi ricordano la sua vita da sposata. L'ambiente è curato, arredato con due ampi divani, una poltrona e un tavolino rotondo in vetro posizionato al centro della stanza. La cucina è spaziosa e luminosa. Da una grande finestra si accede a un terrazzino privato, circondato da muretti alti che garantiscono una privacy totale dall'esterno. Al centro dello spazio spiccano un tavolo da pranzo e due sdraio, il tutto perfettamente riparato dall'alto da un gigantesco ombrellone richiudibile che copre l'intera superficie, rendendo l'ambiente completamente invisibile agli occhi dei vicini.
«Pranziamo fuori, che dici? Tanto si sta freschi, hai visto che bella ombra c'è?» mi chiede tutta contenta, indicando il terrazzino riparato.
«Va benissimo», le rispondo, seguendola all'esterno. La aiuto volentieri ad apparecchiare il tavolo all'aperto. Nel frattempo, Anna mi svela il menù: «Ho preparato delle buone linguine alle vongole, le mangi?».
«Certo che sì, le adoro», replico con un sorriso.
Nel giro di pochissimi minuti, muovendoci in sintonia tra la cucina e il terrazzo, tutto è pronto. Anna versa nei calici un vino bianco locale, ghiacciato al punto giusto. Ci sediamo a degustare il pranzetto da lei preparato, e l'atmosfera si fa subito rilassata. Mentre assaggiamo la pasta e chiacchieriamo del più e del meno, noto che mi riserva degli sguardi accattivanti, ascoltando ogni mia parola con un interesse che va oltre la semplice cortesia.
«Ne vuoi ancora un po'?», mi chiede, notando che ho finito la mia porzione.
«Volentieri, sono davvero squisite», ribatto, porgendole il piatto. Anna si alza per tornare in cucina. Indossa un abitino estivo in cotone leggero e quasi trasparente per via della luce del sole. Mentre cammina, noto che comincia a sculettare di proposito, ondeggiando i fianchi larghi e il bel fondoschiena sodo. Sotto il tessuto leggero dell'abito si intravede chiaramente il profilo di un perizoma di pizzo nero, sottilissimo, che lascia quasi del tutto scoperte le sue forme compatte. Al suo ritorno con il piatto fumante, si siede di nuovo di fronte a me, continuando quel gioco di sguardi sempre più intenso e carico di una sottile intesa.

Mentre allunga il braccio per versarmi altro vino, la conversazione si fa improvvisamente più intima. Anna inizia a sfogarsi, lamentandosi delle continue e prolungate assenze del marito che, lavorando come dirigente per una multinazionale, è spesso fuori per lunghi viaggi d'affari. Con la voce che si fa via via più bassa e confidenziale, mi rivela un segreto pesante: ha scoperto di recente un tradimento da parte di lui. Mi spiega che ha scelto di non affrontarlo e di non confessargli nulla, solo per non rovinare l'immagine della bella famiglia che ha faticosamente costruito nel tempo. Questo duro colpo, però, ha incrinato qualcosa dentro di lei, facendo nascere un pensiero fisso che la tormenta ogni giorno: l'idea di ripagarlo con la stessa moneta.
Sarà l'effetto complice del vino bianco ghiacciato, sarà il bisogno assoluto di confidarsi con qualcuno giovane e che sa non la giudicherà, ma Anna si spinge oltre, descrivendomi alcune delle sue fantasie più nascoste. Poi, si interrompe per un istante. Mi fissa dritto negli occhi con uno sguardo carico di una lussuria trattenuta troppo a lungo e, mordersi leggermente il labbro, sgancia la bomba: «L'altra notte ti ho sognato... Eravamo da soli in piscina, e lo facevamo senza freni».

Deglutisco il vino quasi incredulo per quella confessione. Poso lentamente il bicchiere sul tavolo e la guardo negli occhi: «Davvero?»
«Sì... ed era fantastico» ribatte lei, senza distogliere lo sguardo.
A quel punto, Anna si alza dalla sedia. Si avvicina al mio lato del tavolo con passo felpato, si china su di me e mi stampa un bacio sulle labbra. Ricambio subito con trasporto, infilandole la lingua in bocca e afferrandola per i fianchi larghi per farla sedere a cavalcioni sopra di me. Ci avvinghiamo, mentre le mani iniziano a muoversi per liberarsi dei vestiti.
Mentre la bacio, lancio un'occhiata fugace verso l'esterno, istintivamente preoccupato. Anna se ne accorge subito. «Tranquillo», mi sussurra all'orecchio con un filo di voce. «A quest'ora nei palazzi intorno sono quasi tutti al lavoro, e poi qui, tra l'ombrellone e i muretti alti, non ci può vedere nessuno». Con un gesto fluido, si sfila l'abito estivo e lo lascia cadere sul pavimento del terrazzo. Resta davanti a me con addosso solo il perizoma di pizzo nero. La sua figura slanciata è magnifica: il suo seno, una seconda misura piccola ma molto soda con capezzoli pronunciati, attira subito la mia attenzione. Mi chino in avanti e comincio a leccarli e baciarli, mentre lei mi tiene una mano sulla testa, accarezzandomi i capelli, visibilmente eccitata.
Nonostante l'intensità del momento, avverto una sottile tensione nei suoi movimenti, come se un piccolo freno invisibile legato alla situazione non la lasciasse del tutto libera di lasciarsi andare.
Mi fermo un istante, sollevando lo sguardo: «Se vuoi ci fermiamo, Anna».
Lei mi blocca subito, mi fissa negli occhi e mi bacia con passione ritrovata. È il suo modo per farmi capire, senza bisogno di parole, che non ha alcuna intenzione di fermarsi.
Ci baciamo a lungo, con un’intensità che sembra quasi voler bruciare il tempo perduto. Tra le sue labbra percepisco tutta la passione repressa in quegli anni di solitudine e distanze, una voglia di rivalsa e di piacere che ora sta esplodendo senza più freni. Senza interrompere il contatto, allungo le mani sotto l'orlo del suo intimo, afferrandola con decisione per quel bel culo sodo e compatto. Con un unico movimento guidato dall'adrenalina ci alziamo in piedi, sollevandola leggermente da terra.
«Wow... che forza», sussurra lei, staccandosi un secondo per guardarmi con gli occhi lucidi di desiderio. Riprende subito a baciarmi sul collo, lasciando piccoli morsi eccitanti sulla pelle. Poi, con le mani ancora intrecciate dietro la mia nuca, comincia a indietreggiare lentamente verso l'interno dell'appartamento. Mi guida passo dopo passo attraverso il salone, lasciandosi alle spalle la luce del terrazzo, per dirigerci verso la penombra e l'intimità della sua camera da letto.

Quella che a detta sua è la camera degli ospiti è a tutti gli effetti una splendida stanza matrimoniale, dominata da un grande letto confortevole.
«Meglio qui, non ho voglia di andare di là», sussurra Anna con un sorriso complice. Si concentra subito su di me: con gesti rapidi e decisi mi sveste, lasciando anche me solo in intimo. Ha una pelle incredibilmente liscia, vellutata e calda al tatto. La sfioro con le dita mentre ci scambiamo baci profondi, poi inizio a scendere lentamente lungo il suo corpo, accarezzandole le gambe slanciate e l'interno coscia. Dapprima avverto una leggera rigidità dovuta all'emozione, ma si scioglie pochissimi istanti dopo, spalancando le gambe e invitandomi con lo sguardo a toglierle il perizoma nero.
Eseguo l'ordine senza fretta. Nel farlo, scendo con la bocca lungo le sue cosce, baciando la pelle fino ad arrivare ai piedi curati, per poi risalire con delicatezza e soffermarmi proprio al centro della sua figa. Anna fa scivolare le dita tra i miei capelli e mi accarezza con trasporto:
«Vai... non aspetto altro», sussurra, spingendo dolcemente la mia testa per guidarmi.
Una figa con grandi labbra, calda ed accogliente con una leggera peluria naturale e ordinata, che incornicia ed esalta la sua femminilità. Inizio a leccarla piano, assaporando la sua reazione. Sentendo il suo piacere aumentare e i suoi primi gemiti riempire la stanza, accelero il ritmo della lingua sui punti più sensibili, introducendo gradualmente anche le dita per prepararla e godermi l'intensità del momento.
Resto a darle piacere per diversi minuti, assecondando ogni suo tremito fino a quando non raggiunge un orgasmo intenso, bagnandosi completamente. Appena il respiro le si regolarizza, Anna mi invita a invertirci. Mi stendo con la schiena sul morbido materasso e lei si posiziona tra le mie gambe, accogliendo in bocca il mio cazzo duro e turgido. Dimostra una grandissima esperienza e una maestria incredibile, muovendosi con un ritmo che mi mozza il fiato. Nel giro di dieci minuti l'eccitazione diventa ingestibile e mi fa venire: Anna non si stacca, continuando a succhiare con foga e raccogliendo tutto il mio sperma fino all'ultima goccia.
Quando finalmente si solleva, mi fissa negli occhi e mi domanda con un filo di voce:
«Ce l'hai?».
Capisco subito il riferimento al preservativo. «Ovviamente» rispondo, alzandomi dal letto con uno scatto per andare a recuperarlo dal portafoglio.
Mi stendo nuovamente e lei, con un movimento incredibilmente sensuale, usa la bocca per srotolare il profilattico sul mio membro di nuovo eretto. Subito dopo sale sopra di me a cavalcioni, afferra l'asta con la mano e si impala delicatamente, accovacciandosi millimetro dopo millimetro fino a farlo entrare tutto all'interno della sua figa caldissima.
Vedo un brivido intenso di piacere percorrerla interamente da capo a piedi. Anna si ferma un attimo, stringendo i denti e premendo forte con le mani sul mio petto per assimilare la sensazione
«Oddio... erano almeno sei mesi che non sentivo qualcosa di così grande dentro di me» sussurra con la voce rotta dall'emozione. Subito dopo ricomincia a muoversi con ondeggiamenti lenti e sinuosi.
Le afferro i glutei sodi con entrambe le mani, assecondando la sua traiettoria e accompagnandola delicatamente verso l'alto e verso il basso. Man mano che i minuti passano, il ritmo si fa sempre più veloce e incalzante: più accelera, più il piacere aumenta, facendola agitare sopra di me.
«Dio mio sì... cazzoooo!», urla, abbandonando ogni residuo di controllo. Premendo ancora più forte con i palmi sul mio petto, comincia a cavalcarmi come un'ossessa, alternando movimenti continui e circolari a spinte verticali decise, sollevandosi e riabbassandosi con tutta la sua forza sul mio membro.
«Vengo... vengo, vengooooo!», grida, gettando la testa e la schiena all'indietro in una posa di totale estasi. La afferro ancora con più vigore per i fianchi larghi e inizio a spingere dal basso, rispondendo ai suoi movimenti con colpi sempre più forti e profondi. Sento la sua intimità stringersi in mille spasmi e colare di piacere attorno al lattice. L'eccitazione mi travolge del tutto:
«Oooooh, sborrooooo!» urlo a mia volta, lasciandomi andare a una copiosa e potente eiaculazione che riempie il preservativo, mentre lei collassa sfinita sul mio petto.

Restiamo in quella posizione, stremati e con il fiato corto, per qualche istante. Poi Anna si solleva lentamente e mi guarda, ancora ansimante.
«È stato bellissimo... Continuerei ancora, ma sono davvero stremata» sussurra, lasciandosi cadere sul materasso accanto a me. La osservo: il trucco leggero leggermente sbavato attorno agli occhi scuri, i lunghi capelli mori e mossi completamente scompigliati sul cuscino, il velo di sudore e gli umori che le colano sulla pelle la rendono, se possibile, ancora più affascinante e desiderabile.
«Non c'è alcun problema», le rispondo, voltandomi di fianco per accarezzarle il viso «Magari avremo modo di replicare prima che torni tuo marito». Le stampo un bacio delicato sulle labbra, poi lei si alza e mi accompagna in bagno, dove ci concediamo una doccia veloce per rinfrescarci. Una volta rivestiti, Anna si dimostra un'ottima padrona di casa: mi offre un caffè caldo e un dolce, e continuiamo a chiacchierare sul divano per un paio d'ore, approfondendo una sintonia che ormai va ben oltre il semplice rapporto tra bagnino e cliente.
Vista l'ora, decido che è il momento di rientrare nel mio alloggio all'agriturismo per prepararmi alla serata con alcuni colleghi di lavoro. Mentre mi accompagna alla porta d'ingresso, ci scambiamo i numeri di telefono
«Se domani l'impianto è a posto e la piscina riapre, ci vediamo alle 12:30 per la lezione, allora» le dico prima di salutarla.

L'indomani il guasto è riparato. Verso mezzogiorno, mentre sono intento ad aprire l'ombrellone a una famiglia di clienti, la vedo arrivare. Anna avanza sul vialetto con la sua solita camminata sexy e sinuosa, indossando il suo costume intero da piscina e un paio di ciabattine con il tacco alto che le slanciano le splendide gambe. Finisco di sistemare i clienti e mi avvicino alla sua postazione per salutarla con la massima discrezione, mantenendo le apparenze professionali
«Buongiorno, signora Anna. Tutto bene oggi?» le domando con un sorriso formale, porgendole i manubri galleggianti in gommapiuma per la lezione di acquagym.
«Divinamente, Gianni», risponde lei, guardandomi dritta negli occhi. «Ho trascorso un pomeriggio di assoluto relax ieri che mi ha ricaricata a dovere» Mi fa un occhiolino rapidissimo, impercettibile per gli altri, ed entra in acqua con un guizzo elegante.
A fine lezione, mentre le altre signore escono dalla vasca, mi occupo di raccogliere l'attrezzatura e mi fermo a scambiare qualche chiacchiera di cortesia con le clienti abituali. Anna si avvicina per ultima, quando le altre si sono già dirette verso gli spogliatoi. Mi consegna i suoi manubri, sfiorando deliberatamente le mie dita
«Grazie mille, Gianni», dice ad alta voce, per poi avvicinarsi di un passo e sussurrare con un sorriso colmo di malizia: «Ti scrivo più tardi...»
Si allontana oscillando i fianchi larghi, lasciandomi con un sorriso stampato sul volto e i battiti del cuore accelerati. L'estate è ancora lunga e, guardandola andare via, non posso fare a meno di chiedermi chissà cosa mai succederà ancora tra di noi.
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